Active News Blog STORIE E INTERVISTE Riccardo Zangirolami, il più giovane direttore d’orchestra di Sanremo

Riccardo Zangirolami, il più giovane direttore d’orchestra di Sanremo

Riccardo Zangirolami

Riccardo Zangirolami, 24 anni, San Giuliano Milanese, è il più giovane direttore d’orchestra nella storia del Festival di Sanremo.

Due volte sul palco dell’Ariston, entrambe da primato, quest’anno ha diretto Nayt tra i Big e Mazzariello per la categoria Giovani, confermando una presenza che l’anno scorso aveva già fatto parlare. Lo racconta con la calma di chi ha già metabolizzato l’enormità del traguardo, ospite nel salotto di Rock & Books su Radio Active 20068.

«È una responsabilità enorme, ma anche un onore», dice. Poi aggiunge, con un po’ di emozione, che tra i predecessori ha scoperto esserci anche Ennio Morricone. La strada per arrivarci non è stata convenzionale, del resto, nel suo mondo una strada convenzionale non esiste. Tutto è partito dalla Notte della Taranta, dove la collaborazione con Shablo ha costruito un rapporto di fiducia che poi ha aperto le porte al Festival. Da lì, un percorso costruito su relazioni solide e su una reputazione che precede il nome.

In studio si parla anche di cosa fa davvero un direttore d’orchestra, quella figura che in televisione appare per pochi secondi secondi e poi quasi sparisce. «Il direttore è l’unico sul palco che sa esattamente chi fa cosa, quando e perché» – spiega il maestro Zangirolami, un regista invisibile che alle prove plasma il suono e in esibizione lo tiene insieme: la mano destra scandisce il tempo, gli attacchi, i cambi di ritmo, la sinistra gestisce l’espressività, le dinamiche, i crescendi.

La preparazione per Sanremo inizia a dicembre: riceve le tracce separate, costruisce l’orchestrazione per oltre sessanta elementi e, nel caso di Nayt, ha lavorato quasi da zero. «Non c’era quasi orchestra, quindi ho aggiunto archi, fiati, costruito l’arrangiamento».

Fuori dal palco, cerca la noia. Quella vera, al parco con gli amici. «Dal vuoto nasce la creatività», dice con una convinzione che suona rara a ventiquattro anni. La sua playlist degli ultimi giorni — Mozart, Morricone, Piero Piccioni, Simon Franglen con le colonne sonore di Avatar — dice già tutto su chi è, al di là della bacchetta.

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