La recente notizia che un nuovo “tesoro” italiano è stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO avrà incuriosito molti. Quale? Stiamo parlando dei “teatri condominiali”. Non vi rientrano i contemporanei condomini, ma quei teatri costruiti tra la metà del Settecento e la metà dell’Ottocento in società, ovvero quando facoltosi cittadini acquistarono una quota di proprietà di un futuro teatro cittadino.
Si tratta di piccoli edifici, riccamente decorati, ben strutturati e divisi tra palchi, platea e loggioni.
Il fenomeno ha riguardato principalmente le regioni del centro Italia – dall’Emilia Romagna alle Marche – quando la consolidata borghesia e la resistente aristocrazia hanno cercato di innalzare, culturalmente e visibilmente, i piccoli borghi di residenza con l’allestimento di teatri in tipico stile italiano. Anche dal punto di vista architettonico sono tra loro molto simili, benché ognuno possegga caratteristiche e sperimentazioni uniche da renderli dei veri gioielli, splendidamente conservati.
Il teatro era la manifestazione di un desiderio di cultura e di mondanità. E queste società sono state il volano per battezzare una stagione creativa unica che ha elevato il nostro paese a principale produttore e consumatore di spettacoli.
Oggi, purtroppo, il teatro vive un momento di crisi. Fra gli intrattenimenti non è più quello maggiormente ricercato dalle classi abbienti, sono altri i canali scelti per potersi mostrare. I più inflazionati? I social. Dai dati ISTAT del 2022, nello stesso anno, solo il 12% degli italiani con più di sei anni d’età ha assistito a uno spettacolo teatrale. In assoluto un valore in crescita però dovuto alle fasce dei più giovani che frequentano le scuole e il gruppo 55-64 che ha forse più tempo libero.
Sicuramente parte della crisi è dovuta al cambio dei gusti del pubblico. Riprendendo una riflessione di Rebecca Luparini da Teatropertutti.it, probabilmente alcune cause di questo fenomeno nascono da ciò che gira attorno a questo mondo che a volte presume di essere capito da tutti ma che, invece, dovrebbe fare un passo verso il pubblico, per aggiornare la propria immagine ed essere più invitante.
Nella lista UNESCO sono così entrati ben 18 teatri italiani, facendo salire il nostro paese al vertice delle nazioni con più beni registrati. Se non sarà la moda, sia l’orgoglio a farci incuriosire per spingerci almeno una volta a teatro, con il rischio di innamorarsi.

Foto: dettagli del teatro G. B. Pergolesi di Jesi, S. Ghilardi

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