17/09/2026
Peschiera Borromeo

Tutti pazzi per il Flag Football

Da quando l’Italia maschile ha staccato il pass per Los Angeles 2028, il flag football è uscito dai radar di nicchia in cui viveva da anni. Non è facile dire quanto sia già cresciuto il numero di chi lo pratica nei campi italiani: mancano dati ufficiali diffusi dalla FIDAF su nuove iscrizioni, ma il salto di visibilità è sotto gli occhi di tutti. Bar sport, gruppi di appassionati di football americano, testate generaliste che fino a un mese fa non sapevano nemmeno spiegare la differenza tra flag e tackle: tutti a parlarne.

Il motivo è semplice da spiegare. Uno sport che si gioca senza contatto fisico, dove basta staccare una bandierina dalla cintura dell’avversario invece di placcarlo, costa poco da praticare e non serve un campo enorme. Per questo il flag football viene raccontato spesso come uno sport aperto davvero a chiunque, ragazzi e ragazze, principianti e atleti già formati, senza le barriere fisiche che il football a contatto porta con sé. La NFL lo ha capito da tempo e ci ha scommesso forte in vista di Los Angeles, arruolando ambasciatori come Jalen Hurts, quarterback dei Philadelphia Eagles, che ha parlato più volte del potenziale di questa disciplina per portare il football a un pubblico nuovo. Anche Patrick Mahomes e Joe Burrow hanno fatto sapere di essere interessati a scendere in campo ai Giochi, anche se la loro partecipazione dipende ancora dalla selezione delle rispettive federazioni nazionali.

In Germania, a Düsseldorf, non c’era solo la Nazionale maschile italiana . Anche le azzurre hanno giocato i Mondiali, chiudendo all’undicesimo posto. Un piazzamento che lascia margini di crescita ampi, ma che va letto insieme al percorso ancora aperto verso Los Angeles: la squadra femminile dovrà giocarsi la qualificazione ai prossimi Europei per accedere alle Olympic Qualifier Series del 2028, l’ultima porta d’ingresso verso i Giochi. Un percorso diverso da quello degli uomini, arrivati già a Düsseldorf con un pass in tasca dopo l’argento mondiale, ma che racconta la stessa storia di un movimento che sta crescendo su più fronti insieme.

Resta da vedere se l’entusiasmo di queste settimane si tradurrà in campi pieni e squadre nuove nei prossimi mesi, maschili e femminili. Ma il terreno per una crescita reale, per uno sport che si propone come alternativa leggera e inclusiva al football tradizionale, sembra esserci.

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