Active News Blog CULTURA GENERALE Odissea. Chi la conosce davvero? Un orgoglio moderno con troppe lacune

Odissea. Chi la conosce davvero? Un orgoglio moderno con troppe lacune

Il film di Christopher Nolan ha destato gli animi di moltissimi appassionati della storia della letteratura e della filosofia. Facilmente prevedibile. Infatti, ancor prima di apparire sul grande schermo, la proposta della grande epica omerica – raccontata dal regista britannico – ha catalizzato l’attenzione di tutti. Ha dato spazio a una sostanziosa fetta di nostalgici dei kolossal mitologici e a quella dei seguaci della cinematografia diretta da produzioni major dal portafoglio illimitato.

Appuntata sulle agende prefestive, la data del 16 luglio ha impegnato un numero considerevole di persone. Il giorno dell’uscita dí Odissea, i cinema sono stati presi d’assalto. Nelle sale di tutta Italia sono affluiti in quasi trecentomila: non si poteva perdere l’occasione di una prima che, nel bene o nel male, avrebbe dato molto da parlare.

Il risultato? Odissea ha tagliato il suo pubblico a metà. Dalla lode alla condanna; dall’estremo encomio alla critica più efferata. Ha commosso e suscitato riflessioni su più livelli valoriali, ma ha anche provocato biasimo e disapprovazione. Anche questo era abbastanza prevedibile. Un film di tale caratura non avrebbe potuto che far nascere dibattiti e difficilmente avrebbe messo d’accordo tutti.

Ma non è questo il punto. Non sono i gusti in discussione. Nomi importanti – fra la critica internazionale – hanno segnalato il proprio punto di vista e hanno giudicato il film seguendo tracce ben studiate e tradotte, cogliendo parti di un tutto oggettivamente ben masticato perché compreso nel proprio bagaglio culturale. Per definire qualcosa – soprattutto un materiale artistico e letterario – è necessario conoscerlo, non lo si può ridurre a un elemento approssimativo e modaiolo. Ma sappiamo bene che questa è solo una bella teoria.

E qui sorge il problema. Tra coloro che hanno desiderato elargire il proprio commento, e quindi pubblicato senza timore le proprie opinioni in merito all’acclamata pellicola, quanti hanno mostrato un’effettiva padronanza della storia originale e dei suoi circuiti iconici che sono in vetta alla classicità? Quella tradizione millenaria – che dovrebbe risiedere come base dei programmi ministeriali proposti nelle scuole superiori – forse non ha poi pervaso un numero sufficiente di aree cerebrali.

Nella fattispecie, quanti conoscono realmente i fatti narrati nel poema omerico? Sembra quasi inverosimile, ma tra coloro che cercano di apparire ferrati sulla storia di Ulisse e del suo viaggio affascinante pochi lo sono davvero. A testimonianza, una sconcertante indagine nazionale condotta da “Libreriamo” (www.libreriamo.it) – il media digitale dedicato ai consumatori di cultura – ha portato a un risultato inequivocabile.

Analizzando circa 1500 conversazioni spontanee pubblicate sui social, forum, blog e community online, si può stimare un livello di preparazione, relativo al racconto omerico, al di sotto della sufficienza. L’eredità classica che scorre tra gli italiani non si può dire scevra di lacune e falsi miti. E non solo tra i giovani.

Come è possibile confondere Omero con Virgilio nella firma dell’Odissea? Poco encomiabile anche non conoscere le vere motivazioni che hanno condotto il grande eroe a viaggiare a lungo. Così come credere che le sirene fossero bellissime fanciulle con la coda di pesce in cerca d’amore, senza ricordare quale mostro mitologico fossero in realtà, descritte da Omero come esseri metà donna e metà uccello. Per non parlare della faticosa distinzione tra le azioni che caratterizzano Calipso e Circe: tenere Ulisse prigioniero per sette anni e trasformare in maiali l’equipaggio dell’eroe sembrerebbero fatti interscambiabili.

Memoria labile o semplicemente pigrizia intellettuale? Di certo, un segnale da non trascurare. La classicità è da proteggere come l’unico e vero luogo identitario che ha forgiato il nostro modo di leggere e raccontare le storie. Si dovrebbe ripartire da questo caposaldo. Riportare i testi sui banchi di scuola, leggendoli non solo nei riassunti o nei commenti. Assaporandone le pagine intrise di leggendaria cultura e di intramontabile sapienza.
È evidente che, anche in sinergia, cultura pop e cinema non sono purtroppo sufficienti a colmare le nostre carenze.

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