A Milano, dal prossimo ottobre, l’arte della fotografia svela l’intimità di una delle figure più magnetiche del Novecento. “Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito” arriva da MyOwnGallery – Superstudio Più con 75 scatti firmati dai maestri dell’obiettivo che hanno immortalato l’artista messicana.
Quando morì nel 1954, il New York Times la ricordò semplicemente come “la moglie di Diego Rivera”. Oggi Frida Kahlo è un fenomeno culturale globale: il suo volto dai tratti marcati campeggia su qualsiasi superficie, dalle tazze da caffè ai cosmetici. Ma cosa rese possibile questa metamorfosi da artista misconosciuta a icona planetaria?
La mostra milanese indaga proprio questo rapporto complesso tra l’artista e la sua immagine. Frida costruì con straordinaria lucidità la propria immagine, anticipando dinamiche oggi diffuse nell’era dei social media, manipolando persino la sua biografia per allinearsi alla causa rivoluzionaria messicana.
Il percorso espositivo riunisce scatti di Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham e altri grandi fotografi del XX secolo. Se si pensa a una fotografia che ritrae Frida Kahlo, è probabile che sia stata scattata da Nickolas Muray, il fotografo ungherese che fu anche suo amante per dieci anni e che la ritrasse con “gli occhi dell’amore”.
Particolare suggestione emerge dal lavoro di Graciela Iturbide, che nel 2005 fotografò “in assenza” la stanza da bagno della Casa Azul, dove oggetti personali dell’artista continuano a evocare la sua presenza. Questi scatti post-mortem completano il racconto di una donna che fece dell’autorappresentazione un’arte totale.
La mostra, curata da Vittoria Mainoldi negli spazi di via Tortona, non è solo un viaggio fotografico ma una riflessione sull’identità nell’epoca dell’immagine. Frida Kahlo non temeva l’obiettivo: lo cercava, lo seduceva, lo controllava. Aveva capito, con decenni di anticipo, che l’artista moderno deve saper costruire il proprio mito tanto quanto le proprie opere.
Biglietti disponibili su Ticketone.
