Nel suo lungo girovagare nel mondo, Rirkrit Tiravanija, nato a Buenos Aires e figlio di un diplomatico, ha abitato molte case e molte di quelle esperienze le porta con sé. L’artista è celebre per le sue opere-performance in cui l’interazione col pubblico è parte integrante dell’opera, spesso partecipativa e luogo di incontro.
Gli spazi dell’HangarBicocca ospitano la più ampia retrospettiva finora realizzata sulla sua pratica spaziale. Il titolo “The House That Jack Built” è tratto da una filastrocca il cui testo cresce man mano che la si recita, così l’esposizione si sviluppa come un film che aggiunge storie a storie.
Il visitatore è invitato a una libera esposizione che parte da un labirinto dello stesso colore degli abiti dei monaci buddisti e che lo guida in aree dove l’artista ha installato spazi abitativi, precari come tende o stabili come la doppia mini casa per bambini. Gli edifici sono ispirati a grandi architetti come Kiesler e la sua piattaforma teatrale, o vicini alle idee dell’italiano Scarpa e al suo memoriale Brion.
Gli edifici sono spazi vivibili dal pubblico: vengono realizzati laboratori coinvolgenti aperti a tutti. Tra le molte esperienze, da non perdere quella in cui si è invitati alla preparazione del tè, fermandosi a condividere l’assaggio in compagnia degli altri visitatori. L’installazione finale richiama la casa thailandese dell’artista: si può leggere un invito alla socialità e alla condivisione degli spazi e delle idee. Tra le opere c’è una vera e funzionante sala prove musicale che può essere prenotata per esibizioni libere. Per la realizzazione italiana, la palma è stata usata come simbolo del periodo coloniale ma anche come riferimento al boom turistico della “Riviera delle Palme” in Liguria e nelle Marche. Il tema del viaggio non può che intrecciarsi con quello dei viaggiatori e quindi alle difficoltà dei migranti e al rapporto dai paesi ricchi e paesi poveri.
L’accesso con prenotazione è gratuito e possibile fino al 26 luglio. L’esibizione è in dialogo con l’altra mostra presente nell’Hangar, ovvero Benni Bosetto.
Tiravanija ha molto da dire e lo fa attraverso le proprie abitazioni che rappresentano non solo un luogo fisico ma anche immaginario, lo specchio di un’intimità personale. Intimità che Tiravanija vuole esporre e condividere e costruire con tutti colori che incontra.

Foto: scorci dall’esposizione (S. Ghilardi)

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