Il valore dell’atletica leggera. Martina Fugazza racconta l’Atletica Studentesca San Donato

Parlare del parco Enrico Mattei di San Donato Milanese – conosciuto anche come centro sportivo Snam – senza citare l’atletica leggera è come fare un’offesa allo sport. Sull’anello rosso (oggi azzurro) dei 400mt si sono scritte pagine importanti in merito alla regina dello sport.
In questo contesto, Renzo Fugazza prima e la figlia Martina Fugazza adesso hanno sviluppato e fatto crescere una scuola di atletica che va oltre ai semplici allenamenti. Il fatto che Martina (Fugazza) oltre che ex atleta sia laureata in psicologa dello sport, porta sicuramente all’Atletica Studentesca San Donato dei valori educativi ben precisi.
L’abbiamo incontrata sul campo di San Donato Milanese.
Martina, guidare una realtà come la Studentesca San Donato significa molto più che gestire una società sportiva. Qual è il principio fondamentale su cui fondate la vostra attività quotidiana?
Il nostro caposaldo è considerare lo sport prima di tutto una palestra di vita. Non cerchiamo soltanto il riscontro cronometrico o la medaglia fine a se stessa, ma utilizziamo l’atletica come uno strumento fondamentale di crescita personale, un’occasione per permettere a ciascun giovane di scoprire sé stesso e le proprie risorse interiori.
Oggi i ragazzi affrontano pressioni enormi, sia scolastiche che sociali. In che modo l’atletica li aiuta a gestire le difficoltà e il peso delle aspettative?
Insegniamo ai nostri atleti l’importanza della gestione e del superamento dei limiti. Lo sport ci mette costantemente di fronte alle nostre debolezze e ai nostri ostacoli. Educare i giovani significa aiutarli ad accettare le difficoltà e i momenti di stallo non come fallimenti, ma come punti di partenza da comprendere e, con il tempo, superare.
Viviamo nell’era della gratificazione immediata. Come si concilia questo con la fatica quotidiana dell’atletica leggera?
Attraverso l’etica del lavoro e del sacrificio. Vogliamo trasmettere la consapevolezza che i risultati veri e duraturi non arrivano mai per caso. C’è bisogno di applicazione costante, di regolarità negli allenamenti, di puntualità e di un profondo rispetto per le regole. Il sudore speso in pista ha un valore formativo che va ben oltre la gara domenicale.
L’ambiente sportivo giovanile a volte sa essere tossico o eccessivamente competitivo. Qual è la vostra posizione sul clima che si respira all’interno della società?
Mettiamo al centro il rispetto reciproco e di sé stessi. Promuoviamo una cultura basata sulla lealtà e sull’inclusione reale, dove la persona viene prima dell’atleta. Questo significa anche blindare il benessere psicologico dei ragazzi attraverso politiche attive di safeguarding e un supporto psicologico mirato, perché nessuno debba sentirsi mai solo di fronte alle proprie ansie.
Guardando al futuro della Studentesca San Donato e dei vostri ragazzi, qual è l’obiettivo più ambizioso che speri di raggiungere?
Il traguardo più bello non è formare un campione sportivo, ma restituire alla società persone consapevoli, resilienti ed equilibrate. Se i nostri ragazzi, un giorno, sapranno affrontare le sfide della vita con la stessa determinazione, la stessa integrità e lo stesso rispetto che hanno imparato sulla pista di San Donato, allora avremo vinto la nostra gara più importante.







