15/03/2026
Peschiera Borromeo

Lo sguardo del Festival di Fotografia Etica di Lodi giunge all’ultima settimana

Il Festival di Fotografia Etica di Lodi, giunto alla sua sedicesima edizione, si appresta ad affrontare l’ultimo weekend di apertura.
Ormai un classico del reportage e del giornalismo fotografico, ospita anche il celeberrimo World Press Photo, che festeggia i suoi settantanni e questa è l’unica tappa lombarda.

Varie come sempre le mostre, i luoghi del festival, come vari sono i temi e le sezioni del concorso. Grande spazio come sempre viene dato alle tragedie in corso o recenti, siano esse guerre, catastrofi climatiche o situazioni di disagio. Ucraina e Gaza sono i temi più attesi, Loay Ayyoub ha vinto con il suo “The Tragedy of Gaza” la sezione “short”, Cinzia Canneri ha ricevuto la menzione speciale per la sezione principale con “Women’s Bodies as Battlefields” raccontando le donne eritree e tigrine, vittime principali della guerra.

Il premio Master Award è andato a Federico Ríos con il reportage “Paths of Desperate Hope”, l’incredibile traversata della foresta da parte di migranti arrivati da tutto il mondo, comprese Afghanistan e Cina per raggiungere gli Usa. Ogni giorno persone da oltre cento nazioni attraversano questa fitta giungla al confine tra Panama e Colombia, camminando lungo il pericoloso tratto di circa 25.000 chilometri quadrati, senza abbigliamento adatto, con i loro averi un sacchetto e con i loro bambini al seguito. Non si sa quanti di loro ce la facciano. Abbiamo avuto l’occasione di parlare col reporter che ci ha raccontato: «È un conflitto perché, da una prospettiva molto romantica, direi loro di restare a casa loro. Ma c’è corruzione, collasso economico, collasso politico, persecuzione religiosa. È come se arrivati ​​negli Stati Uniti e la loro vita fosse cambiata all’istante». Federico ha rischiato la vita per seguire i migranti nella traversata, gli abbiamo chiesto dell’importanza di raccontare questa storia: «Ed è un rischio molto alto, ma corro il rischio. È questo il ruolo del giornalismo? Credo che questo sia il ruolo del giornalismo. Non mi considero un eroe. Conduco una ricerca molto approfondita sul campo in cui lavoro per cercare di ridurre al minimo i rischi. Ma anche con tanto lavoro, c’è un certo rischio».

Il merito innegabile di questo festival è quello di riscoprire un’umanità che affronta vicende dolorose quanto inimmaginabili, ma anche di ispirarci scoprendo storie di popolazioni che resistono e costruiscono ogni giorno un futuro e un modello utile a tutti.

 

 

Foto: immagini del festival, World Press Photo e Federico Ríos (ph. S. Ghilardi)

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