Un ex deposito edile trasformato in manifesto architettonico. Rosa Chemical, al secolo Manuel Franco Rocati, torna alle sue origini torinesi con un progetto che sfida ogni convenzione dell’abitare. L’artista che cresce ad Alpignano firma insieme a Gianluca Bocchetta, fondatore di Velvet Studio, un’operazione di rigenerazione urbana che trasforma il cemento in poesia.
Lo spazio non è una semplice dimora, ma una “capsule architettonica” dove l’esperienza nel campo della comunicazione e dell’architettura di Bocchetta incontra l’universo post-identitario dell’artista di “Made in Italy”. Il progetto ribalta le logiche tradizionali: qui non si abita, si performa. Al centro, una doccia monumentale si trasforma in palco privato, elemento simbolico di un nuovo modo di concepire la domesticità.
Il linguaggio è quello del brutalismo contemporaneo, ma ammorbidito da accenti pop che rispecchiano l’estetica irriverente di Rosa Chemical. Cemento e superfici riflettenti dialogano in un continuum espressivo dove la zona lavorativa e quella intima si fondono, dominati dall’elemento acqua come protagonista funzionale e simbolico.
«Abbiamo voluto creare uno spazio dove potersi perdere e ritrovare», spiega Bocchetta, mentre Rosa Chemical aggiunge: «Tornare a casa per me significa creare». Il progetto si configura come esperimento narrativo documentato in ogni fase, dalla demolizione alla ricostruzione, trasformando l’architettura in racconto autobiografico.
Un ritorno alle radici che ha il sapore della rigenerazione culturale, dove l’arte incontra l’architettura per ridefinire i confini dell’espressione creativa nel panorama torinese.

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