Ci sono persone che solcano velocemente un pezzo di Storia, forse troppo velocemente, lasciando un segno, o come nel caso di Tommaso Labranca, forse un tatuaggio. Nato a Milano, ma cresciuto e morto a Pantigliate nel 2016, è stato un autore, scrittore e provocatore multidisciplinare fin dalla gioventù.
Prima di tutto è stato un critico impietoso della società contemporanea evidenziandone il decadimento interno e la cultura di facciata. Giunge alla fama iniziale quando inizia ad occuparsi di “trash”, termine da cui prenderà le distanze quando diverrà un’appropriazione distorta della comunicazione di massa.
Si è occupato di narrativa, sempre con taglio caustico e indimenticabili sono i racconti ispirati dalla pubblicità televisiva. Sperimentatore instancabile in ambito musicale, fino all’invenzione del falso musicista finlandese Ansi Sæmur, così come nella produzione di fanzine autoprodotte. Come autore televisivo e radiofonico ha partecipato a numerose trasmissioni. Così come sono numerose le collaborazioni con le riviste più diffuse in quegli anni, da Max a Linus, che pubblicherà il suo ultimo articolo poco dopo la morte.
Nel 2020 è stato ricordato con una biografia scritta da Claudio Giunta per Il Mulino, dal titolo “Le alternative non esistono. Vita e opere di Tommaso Labranca”, che affronta la creatività e la complicata personalità di questo personaggio fuori dagli schemi che non si è mai lasciato imbrigliare o sedurre dal facile successo. Nel 2023 l’editore GOG ha pubblicato in versione cartacea la rivista Labrancoteque, che Labranca produsse in versione solo digitale nel 2013.
A poco meno dell’anniversario della sua morte, 29 Agosto, si coglie la mancanza di una voce forte e isolata che sappia svegliarci dal torpore. Chissà se un giorno la sua città e i comuni limitrofi, con cui Labranca ha collaborato e sperimentato nei primi anni, lo sapranno ricordare come un protagonista, a suo modo, del suo tempo.

Foto: Di Giomes, CC BY-SA 3.0, Wikimedia