Tutto inizia con una voce. Quella di Pippo Baudo che dice: «Benvenuti al Festival di Sanremo» e riempie l’Ariston di una malinconia precisa, concreta. Carlo Conti aveva promesso un’edizione baudiana e ha mantenuto la parola fin dai primi secondi della 76ª edizione. In prima fila, i figli di Baudo: nessuno spettacolo comincia davvero senza che qualcuno si ricordi di chi c’era prima.
Nel pomeriggio, in sala stampa, la giornata era cominciata con la conferenza che aveva svelato l’ordine di uscita dei 30 big. A colpire di più erano state le Bambole di Pezza e Ditonellapiaga. Le prime — rock band tutta al femminile nata nei centri sociali milanesi — hanno raccontato vent’anni di palchi e la scelta di portare all’Ariston qualcosa di più morbido del solito, senza però tradire l’anima. «Scriviamo e suoniamo tutto noi», hanno detto. A un certo punto, però, un giornalista decide di sollevare quella che nel 2026 dovrebbe essere una provocazione: il femminismo è un concetto superato, dice, e tanto si sa che le donne comandano già in casa. Fischi e vociare tra gli altri giornalisti della sala stampa attoniti da questa domanda che nulla aveva a che fare con la musica. Le cantanti rispondono senza alzare la voce, con la precisione di chi conosce bene la differenza tra potere domestico e uguaglianza reale.
Tutt’altra atmosfera con Ditonellapiaga, che apre la serata con “Che fastidio!”: pungente, autoironica, colta, con gusto musicale che spazia dai Subsonica all’elettronico all’indie senza perdere mai la bussola. La sua canzone è un catalogo sardonico del disagio contemporaneo — Milano, Roma, il pilates, l’oroscopo, la burocrazia — con un ritmo elettropop da club portato all’Ariston con l’orchestra. Risponde alle domande in conferenza con la stessa qualità con cui scrive: acuta, divertita, sempre un passo avanti.
Poi la sera, le esibizioni. Tiziano Ferro superospite ha cantato un medley di 25 anni di carriera e si è commosso. Serena Brancale pure. L’omaggio a Peppe Vessicchio ha strappato un’ovazione. Kabir Bedi e Can Yaman si sono abbracciati sul palco, due Sandokan a distanza di mezzo secolo. Gaia da Piazza Colombo, Max Pezzali dalla nave.
Le Bambole di Pezza sono salite sul palco con due chitarre, un basso e una batteria: niente playback, tutto dal vivo. Prima rock band tutta al femminile nella storia dell’Ariston. In sala stampa, mentre si votava, qualcuno ha commentato che era ora.
Classifica provvisoria della giuria sala stampa, tv e web, in ordine sparso: Arisa, Fulminacci, Serena Brancale, Ditonellapiaga e Fedez & Masini.
I nostri preferiti: Ditonellapiaga, Fulminacci, Malika Ayane, J-Ax, Levante. Girl Power: Bambole di Pezza. Piacevole scoperta: Maria Antonietta e Colombre.
Il Festival è appena cominciato.

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