Active News Blog SPECIALI Sanremo 2026: cosa resta quando i riflettori si spengono

Sanremo 2026: cosa resta quando i riflettori si spengono

Sanremo 2026

Mi sono presa un giorno per lasciar sedimentare tutto. Perché Sanremo non inizia il martedì e non finisce il sabato notte — per chi ci lavora è un mondo a sé, che si porta dentro ancora a lungo dopo.

Quest’anno ho avuto l’onore di entrare in sala stampa Lucio Dalla, partecipando alle conferenze stampa degli artisti. In quella stanza si crea qualcosa di speciale: giornalisti di ogni esperienza, radio, testate web, tutti accomunati dalla stessa passione. Dopo giorni fianco a fianco si diventa una piccola famiglia.

La vittoria di Sal Da Vinci con Per sempre tu ha generato in me qualche riflessione. Sal è un artista vero, voce bellissima, presenza scenica straordinaria. E il brano non è semplicemente nostalgico: fa un cortocircuito preciso tra passato e presente, con meme, balletti e coreografie costruiti ad arte. In un Sanremo tradizionale e con un cast non particolarmente brillante, è una vittoria coerente con quello che è stato il festival. Forse anche uno specchio del paese, detto con un po’ di amaro in bocca.

Rimane però una questione strutturale: la sala stampa non è composta esclusivamente da giornalisti musicali, e il suo voto alimenta spesso dinamiche di spettacolarizzazione più che di racconto musicale serio. Va ricordato, peraltro, che la sala stampa ha già il suo riconoscimento ufficiale – il Premio Mia Martini. Tutto il resto è, di fatto, un surplus.

In un’edizione con artisti come Ditonellapiaga, Fulminacci, Sayf, Malika Ayane, Levante, Arisa e Serena Brancale, la domanda che mi faccio non è tanto chi ha vinto, ma cosa ci racconta questo Sanremo di noi e di come consumiamo la musica oggi.

E il mio podio ideale? Ditonellapiaga, Fulminacci e Sayf. Tre artisti che hanno dimostrato che la musica può essere ancora ricerca, coraggio e sostanza.

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