La 76esima edizione del Festival di Sanremo si chiude come era iniziata: con un appello alla pace. Carlo Conti, Laura Pausini e la giornalista Giorgia Cardinaletti aprono la serata finale con parole nette sul conflitto appena esploso in medio oriente. «Proteggiamo i bambini, in qualsiasi parte del mondo si trovino», dice Conti, e la sala stampa Lucio Dalla osserva un minuto di silenzio. Poi la musica, come sempre, deve andare avanti.
E che musica. La finale è una maratona di trenta esibizioni in cui energia e riflessione si alternano senza sosta. Le Bambole di Pezza scatenano la sala, Malika Ayane convince, Levante incanta con grinta e intensità rare. Elettra Lamborghini strappa sorrisi e non la si può non amare. Ditonellapiaga mette tutti d’accordo con la genialità di “Che fastidio!”, Fulminacci scende dalla scalinata col suo look da dandy moderno e la sala applaude commossa: “Stupida Sfortuna” è una canzone di rara delicatezza. Nel mezzo, Ermal Meta riporta tutti con i piedi per terra con “Stella stellina”, più attuale che mai viste le notizie che arrivano dal Medio Oriente, mentre l’ovazione per Fedez e Marco Masini scuote l’Ariston. E poi c’è Sayf, la vera rivelazione di questo Sanremo: quando porta la mamma sul palco, in sala si trattiene a fatica l’emozione. Maria Antonietta e Colombre si confermano una piacevole scoperta, e quella felicità ce la mettiamo in tasca.
A cucire insieme musica e spettacolo ci pensano gli ospiti: i Pooh festeggiano 60 anni di carriera sul palco dello Suzuki Stage, Max Pezzali canta dalla Costa Crociere, e Andrea Bocelli — arrivato a cavallo — riceve il Premio Città di Sanremo tra gli applausi scroscianti dell’Ariston. Ma il momento più toccante
arriva quando scorrono i nomi delle vittime di femminicidio e Gino Cecchettin sale sul palco: un appello all’educazione affettiva, al rispetto, all’accettazione dei no. E poi eccolo, si vociferava da qualche giorno e ne abbiamo avuto conferma, Carlo Conti passa il testimone a Stefano De Martino, nuovo conduttore del Festival 2027.
Quanto ai premi, la sala stampa premia Serena Brancale col Premio Lucio Dalla e il Premio TIM, Ditonellapiaga porta a casa il Bigazzi per la miglior composizione, Fulminacci vince la Critica Mia Martini e Fedez con Masini il premio per il Miglior Testo. Poi arriva la classifica, e con essa qualche sorpresa. Fedez e Masini finiscono quinti — delusione per i favoriti della vigilia — Arisa è quarta, Ditonellapiaga terza tra le proteste della sala stampa che insorge. Sayf si ferma a un soffio dal sogno, secondo per una manciata di voti. Vince Sal Da Vinci con “Per sempre sì”, lui che aveva già fatto ballare Mara Venier in platea. Il vincitore raramente mette d’accordo tutti, ma quest’anno ha trionfato la canzone più pop di tutte.
Ci eravamo innamorati di Ditonellapiaga e Fulminacci, lo confessiamo. Ma Sanremo, si sa, è anche questo.

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