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“Perfetti sconosciuti” al Teatro Manzoni. L’ironia che ci solleva dall’imperfezione

“Perfetti sconosciuti” al Teatro Manzoni. L’ironia che ci solleva dall’imperfezione
  • PubblicatoMarzo 12, 2024
Tempo di lettura: 2 minuti.

Scegliere di entrare in un vestito solo è di certo un’impresa umana, utopistica e malforme. Nonostante tutto, ci si prova. In modo un po’ impacciato, si mira a fare del bianco e del nero un colore unico, per poi cadere inevitabilmente nel minestrone di cui siamo composti.

Dentro una sola persona si possono contare tre ordini di personalità ben distinte. Come negarlo? Un primo profilo pubblico accanto al quale se ne conserva uno privato che, a sua volta, “fa da palo” a un terzo del tutto segreto.
“Uno, nessuno e centomila” direbbe qualcuno.

Si mangia compostezza a colazione per andare in ufficio; si sfoggiano le doti amorevoli e protettive prima dell’abbraccio familiare; si rasenta l’animo selvaggio quando ci si chiude a chiave nell’angolo più recondito del nostro io.
Ma chi siamo veramente?

A questo retorico dilemma risponde l’ironia di “Perfetti sconosciuti” in scena al Manzoni di Milano dal 12 al 24 marzo. Una commedia che cavalca il trittico tematico dell’amicizia, dell’amore e del tradimento, nelle varianti che mostrano le nostre molteplici facce.

Una regia al debutto – quella di Paolo Genovese – che adatta una celebre pellicola cinematografica all’atmosfera teatrale. Viene volutamente marcato – come nella trama originale – il risvolto psicanalitico che si staglia dietro le luci e le ombre di cui son fatte le relazioni umane. Con simpatia e un po’ di amarezza, emergono i fragili segreti. Si porta a galla quel fondo torbido che, tracciando il vero, non può che disincantare.

Perfetti sconosciuti
Perfetti sconosciuti

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