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La creatività. Un rapporto di amicizia con la propria mancanza

La creatività. Un rapporto di amicizia con la propria mancanza
  • PubblicatoNovembre 20, 2023
Tempo di lettura: 2 minuti.

Mettiamo da parte tutto il mondo ordinato della logica, della razionalità, della matematica. Costringiamo alla resa i nostri pensieri dotti, ben formati, redatti da un impianto di “principio” e di “fine”, magari costruiti da sillogismi perfetti e inconfutabili. Proviamo a lasciarci andare al più saliente dei tratti umani, a quell’attitudine che scarta gli animali e che precisa il nostro vero e proprio potere: la creatività.

Entrare dentro al turbinio dell’atto creativo è un prodigio che gli uomini stringono con fierezza da secoli, specialmente dopo gli studi emersi nel corso del Novecento quando si è aperta una ricerca specialistica che attribuisce all’uomo questa esperienza, tanto esclusiva quanto formativa. Tra i più esperti sullo scenario psicanalitico, il britannico Donald Winnicott vide qualcosa di molto significativo anche alle spalle del più ingenuo gioco creativo. C’è un esercizio comunicativo – utile universalmente – che sviluppa l’animo infantile e quello dell’adulto. Non un semplice luogo di vanto, per l’uomo la creatività manifesta una chance incontrovertibile per conoscersi, ritrovare se stessi, relazionarsi con una certa consapevolezza.

La creatività è salvifica. Può dirsi infatti come il più grande soccorso alla facoltà intellettuale, talvolta troppo scarsa per competere nella corsa verso la cattura di alcune pieghe emotive, appartenenti all’anima geniale di un individuo. La creatività dilata i pori; conduce alla superficie epidermica le vere fattezze dell’io; fa respirare l’uomo con l’intimo bisogno di comunicare ciò che è incomunicabile. Essa quindi genera e guarisce: porta alla vita ciò che per natura muore sul nascere – il verbo delle emozioni – e risana la distanza con ciò che manca.

Ecco cosa può produrre la meravigliosa vertigine del creare. Le rime di una poesia; le pennellate su una tela; le note che scoprono una sinfonia; le trasformazioni del cibo che inventano un piatto. Tutto questo traduce ciò che non può trovare forma in nessuna parola. Dove non arriva la ragione, arriva la creatività, unica e sola a colmare il vuoto della mancanza.
La creazione risolve l’inguaribile impotenza espressiva, diventando silenzioso balsamo che porta alla più profonda comunicabilità dell’essere.

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