Non è più una proiezione del futuro, ma la realtà quotidiana delle nostre classi. L’Intelligenza Artificiale ha fatto il suo prepotente ingresso nelle scuole italiane con strumenti come ChatGPT, Google AI, Gauth, rivoluzionando radicalmente il modo in cui gli studenti si approcciano allo studio e alla conoscenza. Come riportato da Orizzonte Scuola, i dati parlano chiaro: circa l’83% degli studenti delle superiori dichiara di aver utilizzato strumenti di IA generativa almeno una volta nell’ultima settimana.
Come ogni innovazione, anche questa fa nascere pro e contro. Tra i vantaggi straordinari, la personalizzazione dell’apprendimento: l’Intelligenza Artificiale, infatti è in grado di adattare il percorso didattico alle esigenze dei singoli studenti. Rende possibile ottenere risposte, informazioni e chiarimenti circa argomenti di ogni tipo in pochissimo tempo, quasi come se ci fosse un insegnante personale a casa in qualsiasi momento, offrendo quindi un supporto costante. Per chi ha disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) o disabilità, questa tecnologia rappresenta una vera svolta: strumenti come il text-to-speech – tecnologia che converte il testo scritto in voce parlata – e le mappe concettuali automatiche abbattono le barriere fisiche e cognitive.
Tuttavia, ci sono anche dei rischi. Un uso eccessivo di queste tecnologie potrebbe portare a un “debito cognitivo”, ovvero un impoverimento delle capacità di pensiero critico e di autonomia nella risoluzione dei problemi da parte degli studenti. Alcuni studiosi temono che un uso smodato di strumenti come ChatGPT potrebbe indurre gli alunni a non riuscire a valutare con attenzione le fonti delle informazioni ricevute o a non comprendere in profondità un argomento. Una ricerca del MIT ha evidenziato che chi usa frequentemente l’IA tenderebbe ad avere un coinvolgimento mentale ridotto durante lo svolgimento dei compiti.
Inoltre, il fatto che l’IA possa svolgere i compiti assegnati agli studenti al posto loro potrebbe portare un insegnante ad avere una percezione errata delle reali capacità dell’alunno, non permettendogli quindi di poter sanare eventuali lacune, mascherate da un supporto artificiale.
Non mancano poi le preoccupazioni di natura etica e sociale. L’uso dei Chatbot potrebbe alimentare l’isolamento o l’indebolendo di quelle competenze relazionali fondamentali che si sviluppano durante l’adolescenza e che hanno un significativo impatto sul futuro dei ragazzi.
In conclusione, l’ideale sarebbe usare l’IA come un assistente, un supporto che aiuta, ma che non sostituisce l’intelligenza umana. Come suggeriscono le linee guida internazionali, la tecnologia dovrebbe essere uno strumento volto a potenziare le capacità umane, valorizzando quelle qualità che l’IA non può replicare: empatia, integrità e pensiero critico.
S. Folli e D. Zinoli
Foto: immagine Pixabay


Lascia un commento su questo articolo