La prossima volta che, nei campi fra Settala e Segrate, vi capiterà di vedere un gregge di pecore, fermatevi un attimo e salutate Renato Zucchelli, uno degli ultimi pastori nomadi esistenti in Italia, divenuto famoso grazie al poetico film “L’ultimo pastore” girato da Marco Bonfanti nel 2012, in cui viene immortalato mentre conduce il suo gregge di pecore in piazza del Duomo a Milano per farle conoscere ai bambini di città.
Una vocazione per Renato, una professione desiderata fin da bambino sfidando tutto e tutti.
Accanto a ogni uomo di successo, però, c’è sempre una grande donna. In questo caso si tratta della moglie Lucia, complice e compagna che, quando ha sposato Renato, ne ha sposato anche la professione condividendone i sogni.
Insieme al marito ha insegnato ai figli Gottardo, Giovanni, Domenico e Margherita a traghettare nel futuro questa antica professione. Un lavoro che rischia di scomparire, soffocato dal cemento che rende sempre più complessa la transumanza del gregge e che rende il loro impegno ancora più prezioso. «È una vita di grandi sacrifici – spiega Lucia – che vengono alleggeriti dalla nostra passione. Non ho mai avuto ripensamenti».
Il gregge dei Zucchelli, che conta oltre mille pecore, nei mesi freddi viene accolto con entusiasmo dai contadini nelle campagne intorno a Settala dato l’ottimo stallatico naturale prodotto dal pascolo vagante.
D’estate tutta la carovana, composta non solo dalle pecore ma anche da cavalli, cani conduttori, asinelli e mucche, va in alpeggio a Ardesio, in alta val Seriana. Un posto molto suggestivo dove non ci sono strade e si può percepire il respiro della creazione.
Una vita spartana, passata quasi sempre all’aperto, dove gli animali sono portati in ricovero nelle stalle solo per partorire.
Se i piedi della famiglia Zucchelli restano ancorati alla tradizione, lo sguardo è rivolto al futuro. «Margherita è il nostro ponte con le nuove tecnologie — spiega Lucia — e si occupa in particolare della presenza online. Il nostro obiettivo è trasmettere questa professione alle prossime generazioni, non solo come eredità culturale, ma anche come forma concreta di cura del territorio».
Foto gentilmente concesse da Lucia Zucchelli

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