Nemmeno il tempo di dismettere i panni di Giulietta Capuleti al Teatro Leonardo di Milano che, Erika Maria Cordisco, peschierese doc, classe 2001, è già pronta per debuttare, in un altro teatro meneghino – Out Off – dal 5 maggio prossimo, nella commedia di Harold Pinter “L’amante”. Due spettacoli differenti, due mondi e anche due linguaggi distanti, ma un’unica attrice capace di interpretarli con disinvolta naturalezza, come chi il palcoscenico lo cavalca da sempre.
D. Come nasce la tua passione per la recitazione?
«Ero incastrata in una vita che non era la mia, in un corpo timido e chiuso, con una voce che chiedeva permesso e un’anima grigia che premeva per ribellarsi. Ogni tanto l’anima lanciava segnali, illuminazioni, come quando, scesa improvvisamente da un tram, ho cercato su Internet una scuola di teatro e mi ci sono iscritta o, quando, senza farmi domande, ho deciso di fare i provini per le Accademie. Correva l’anno 2018».
D. A proposito di Accademia. Hai concluso da qualche mese la Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. Tre anni di studio che marcano il tuo futuro professionale. Che tipo di esperienza è stata? Cosa ti porti dietro?
«Un periodo molto intenso della mia vita, perché sono cambiata radicalmente nelle abitudine di vita e perché ho sperimentato il vivere da sola. L’esperienza in Accademia ti mette in contatto con delle parti di te che non conosci. Mi sento di essere nata artisticamente, perché sei a contatto con persone che ti fanno mettere in discussione attraverso l’arte e nello stesso tempo ti insegnano un “mestiere”, aiutandoti a superare i limiti personali, in un’attività che è sempre corale e di scambio, con i compagni, con i maestri e soprattutto con il pubblico».
D. Come senti il passaggio dall’Accademia verso il mondo del lavoro? Ti senti pronta anche a livello emotivo?
«Prevale il senso di sbagliare e di trovarsi soli. Di trovarsi in contesti in cui non prevalga l’arte, ma altri aspetti, per es. quello economico. E questo genera delusione, non per le aspettative che avevi, quanto per chi ti circonda. L’essere soli, però, favorisce nuovi incontri che impongono domande, quali: chi sono e che strade voglio intraprendere. Nello stesso tempo è importante essere aperti al mondo e riconoscere e accettare quanto di inatteso ti arriva».
D. Che attrice vorresti diventare?
«Voglio continuare a lavorare, impegnarmi sempre più a fondo nello studio per crescere, lavorare sugli aspetti tecnici, per es. voce e corpo, studio di testi e magari farlo anche in contesti esteri, viaggiando, perché mi sento ancora incompleta e so di sapere poco di questo mondo e prima di decidere che attrice sarò voglio ancora scoprire e cercare».
D. Il liceo classico e la facoltà di Filosofia ti hanno aiutata in questo percorso artistico?
«La formazione scolastica ti aiuta in maniera indiretta. Non è solo essere competenti nelle versioni di latino e greco; quello che maggiormente ricordo e che mi ha lasciato un segno è quel senso di poesia delle immagini, per es. i versi di Ovidio, così vividi, quasi una pellicola cinematografica. Ma, in generale, il percorso scolastico mi ha ben temprata a non mollare mai nei vari momenti di avversità che la vita ti riserva».
D. Che consigli ti senti di dare a chi vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso artistico?
«Intanto di mettersi in gioco, non aver paura, buttarsi nelle cose in cui si sente il bisogno di esprimersi, non pensare di non essere all’altezza o che non sia il momento giusto, ma iniziare a cercare e sbagliare senza voler tornare indietro. Poi è importante affidarsi alla qualità: diffidare di chi vuole far sembrare veloce un percorso che è invece lungo e tortuoso e che richiede tempo e disciplina e non solo talento e sensazioni che, seppur importanti, hanno bisogno di tanta dedizione. Rimboccarsi le maniche e lavorare. Sempre».

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