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Body Worlds – Il ritmo della vita. A Milano, l’esposizione che sposa anatomia e filosofia

Body Worlds – Il ritmo della vita. A Milano, l’esposizione che sposa anatomia e filosofia

Tempo di lettura: < 1 minuto. Grande l’entusiasmo che apre Body Worlds a Milano, atteso nella sua nuova esposizione, per la prima volta in Italia. Fino al 26 febbraio, nella

  • PubblicatoNovembre 7, 2022
Tempo di lettura: < 1 minuto.

Grande l’entusiasmo che apre Body Worlds a Milano, atteso nella sua nuova esposizione, per la prima volta in Italia. Fino al 26 febbraio, nella Galleria dei Mosaici presso la Stazione di Milano Centrale, sarà possibile accedere a una mostra unica che combina il panorama anatomico-biologico con uno scenario che muove verso questioni di natura filosofico-morale.

Si entra nella dimensione umana a 360 gradi. A partire da un incontro visivo con corpi veri, conservati accuratamente con la tecnica della plastinazione, si potranno conoscere anatomia e fisiologia del corpo umano con tutte le potenzialità e vulnerabilità di cui la natura lo ha dotato. La possibilità di guardare in faccia i nostri ingranaggi fisici, in tutti i loro più concreti e delicati caratteri, ci condurrà inevitabilmente verso la riflessione del mistero più grande di sempre: la vita.

La mostra si traduce in un viaggio esplorativo che chiama all’appello la nostra curiosità e il desiderio di conoscenza del nostro corpo, di ciò che materialmente abbiamo dentro e fuori, di ciò che nasconde la nostra epidermide. Ma non solo. Si procede oltre le larghe fibre muscolari, oltre la filigrana di rete nervosa, oltre la straordinaria fattezza degli organi vitali. Le nostre domande inizieranno a deragliare dal mero ambito scientifico. Solleveremo d’istinto una dose massiccia di interrogazioni che porteranno a processo le nostre abitudini e il nostro stile di vita. Obiettivo che hanno ben disegnato le menti e le passioni di Gunther von Hagens  e Angelina Whalley, i due medici che hanno reso possibile un’esibizione istruttiva sul versante pedagogico ed esistenziale.

Ci ricordano che la posizione dell’uomo contemporaneo, unica e irripetibile, deve ancora fare i conti con la propria fragilità. Non siamo supereroi. Dobbiamo curarla e preservarla.

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