17/09/2026
Peschiera Borromeo

Bramante a Colturano: Sergio Leondi riporta alla luce un affascinante frammento di Rinascimento

Ci sono vicende che sembrano appartenere soltanto ai grandi manuali d’arte e che invece riaffiorano, quasi inaspettatamente, dai piccoli centri del territorio lombardo. È il caso della ricerca di Sergio Leondi, laureato in Storia, insegnante di lettere e appassionato studioso di storia locale, autore di oltre 60 pubblicazioni dedicate al territorio.

Il suo ultimo volume – “Anno 1495. Donato Bramante a Colturano, ospite del poeta Antonio Fregoso” – intreccia documenti notarili, ricostruzioni storiche e suggestioni rinascimentali, portando alla luce la presenza certa di Donato Bramante nel Sud Est Milanese, attestata dalla firma dell’artista su un documento ritrovato all’Archivio di Stato di Milano.

Da anni, Leondi porta avanti un intenso lavoro di ricerca sulla Martesana e sull’area milanese orientale. Tra le sue opere più conosciute figurano “Storia di Colturano” e numerosi studi dedicati alla memoria storica locale, frutto di pazienti ricerche tra archivi, biblioteche e testimonianze spesso dimenticate.

Nei giorni scorsi il libro è stato presentato a Palazzo Fregoso di Colturano grazie all’ospitalità del proprietario, il dottor Carlo Meloni, e con il supporto della Pro Loco cittadina. La serata ha registrato una partecipazione numerosa, segno dell’interesse suscitato da una ricerca che collega il territorio a uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento italiano.

Professor Leondi, da dove nasce l’idea di questo libro?
«Tutto parte da un documento notarile del 1495, ritrovato quasi per caso all’Archivio di Stato di Milano. In quell’atto vengono citati Antonio Fregoso, Donato Bramante ed Enrico Boscano. La presenza della firma di Bramante ha reso evidente che non si trattava soltanto di una suggestione, ma di una testimonianza concreta del suo passaggio a Colturano.»

Qual è stato l’aspetto più sorprendente del suo lavoro di ricerca?
«Capire quanto questo territorio fosse vivace dal punto di vista culturale. Non si trattava affatto di luoghi periferici, ma di ambienti frequentati da artisti, letterati e uomini di pensiero.»

Perché questa storia può affascinare anche chi non è esperto d’arte?
«Perché dimostra che anche piccoli paesi possono custodire vicende straordinarie. Siamo abituati a pensare che la grande storia appartenga solo alle grandi città, invece esistono tracce preziose disseminate ovunque. Ho anche proposto al proprietario di Palazzo Fregoso di installare una targa che ricordi il passaggio di Bramante.»

Quanto è importante, oggi, preservare la memoria storica locale?
«È fondamentale. Nonostante l’età continuo a lavorarci ogni giorno, persino durante le vacanze, perché è la mia vera passione. La storia del territorio crea identità e senso di appartenenza.»

Con questo nuovo saggio, Sergio Leondi prosegue il suo instancabile lavoro di divulgazione culturale, dimostrando come un documento dimenticato possa trasformarsi in una preziosa finestra aperta sulla grande storia italiana. I libri del professor Leondi sono disponibili nelle biblioteche del territorio.

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