Silvio Sangiorgi è nato a Sezze, provincia di Latina, nel 1977. Ha all’attivo diverse pubblicazioni e altrettanti riconoscimenti in ambito pittorico e poetico. Affascinato da sempre del mondo circense e della storia, ma non solo, è presente in pinacoteche e collezioni private in Italia e all’estero. Attualmente vive e lavora a Milano.
La sua passione per tutto ciò che riguarda l’arte è palpabile dalle sue parole.
Silvio come e quando è nata la passione per l’arte?
«Penso si possa dire che la mia arte sia nata con me, era presente anche quando non lo sapevo: da piccolo ero uno di quei bambini che quando vedeva un ritrattista di strada, gli si metteva alle spalle e finché non venivo cacciato da lui o trascinato via dai miei genitori, rimanevo lì a osservarlo».
Oltre alla pittura ti dedichi anche alla poesia…
«Esatto. Sono un romantico da sempre: giorno e notte ho sognato e idealizzato il momento, ho dato e continuo a dare più importanza ai sentimenti rispetto a tutto il resto. La poesia si è rivelata prima; avevo quattordici anni e nessuno sapeva dei miei tentativi di scrivere. L’occasione arrivò qualche anno dopo in un primo appuntamento, lessi a una ragazza i miei versi d’amore: non è andata bene…».
Come sei approdato al ritratto?
«L’arte del ritratto è arrivata dopo, prima il disegno e poi la pittura, e per questo evento ho una data precisa: 15 ottobre 1999 (magari ve la racconterò un’altra volta)».
A quali mostre hai lavorato recentemente?
«Dopo l’estate, ho esposto alla Galleria Ponte Rosso a Milano, dove ho messo in mostra un progetto intitolato “Il circo è in città”; alcune opere sono state esposte sotto lo chapiteau del Piccolo Circo dei Sogni, a Peschiera Borromeo (MI), in occasione della terza edizione del Memorial Nando Orfei, mostra curata dalla figlia, Gioia Orfei. Qualche giorno prima ho esposto nello Spazio Geometrie Variabili di Legnago, in provincia di Verona, un progetto dal titolo “Il circo allo specchio”, evento collaterale dell’International Salieri Circus Award».
Come curi l’abbinamento di colori e poesia?
«Non esiste una regola che funzioni per tutto: a volte nasce prima la poesia, a volte prima il quadro. Riuscire a esprimere la medesima emozione con due mezzi diversi è difficile: proprio questo mi attira».
Come abbini l’altra tua passione per la storia?
«Le storie dei miei personaggi rappresentano metà del mio lavoro. Quando sono di fronte a un mio quadro insieme con un’altra persona, dico sempre che ogni opera ha tre livelli di lettura, forse meglio dire di conoscenza: il primo livello è dato dai i colori, le forme, gli occhi; poi c’è il racconto della storia, la disciplina, il luogo, il momento dello spettacolo; per ultimo l’emozione che quel personaggio sta vivendo, quella appartiene a me, e la rivelo tramite le parole delle mie poesie. Il termine più appropriato per indicare i miei quadri non è ritratto, ma autorappresentazione: sono sempre io, le mie emozioni, nei panni di tutti loro».
Hai all’attivo diverse pubblicazioni di settore, vuoi parlarmi del tuo ultimo libro?
«La mia ultima pubblicazione, edita da MnM & Amolà, si intitola “Silvio Sangiorgi, libro d’arte e di poesia”. È un libro a tiratura limitata di cinquanta esemplari, firmato e numerato, giunto alla quarta serie. Al suo interno ci sono quarantasette opere, tra disegni e dipinti, e ottanta poesie; i cicli pittorici rappresentati sono il “dietro le quinte”, la “fiera del circo” e i tre tipi di “parata”: la “cavalcata”, che è in gergo la parata che si tiene in città; la “parata di invito”, che si tiene all’esterno dello chapiteau al fine di vendere più biglietti; la “grand’entrata”, che nel gergo circense indica la parata che si tiene all’inizio e alla fine all’interno del circo stesso».
Quale opera più ti rappresenta?
«Non credo ci sia un’opera che più mi rappresenti. I miei quadri e le mie poesie raccontano storie di momenti vivi e vissuti da me; direi, anzi spero, che in ciascuna di loro ce ne sia abbastanza per renderle uniche».
Le tue opere sono intrise di malinconia, vuoi spiegarci come mai?
Con le mie opere cerco di comunicare ogni tipo di emozione, stato d’animo e sentimento: sono loro a renderci unici sia nel modo in cui reagiamo sia nel modo in cui li esprimiamo. I miei personaggi si trovano spesso, in particolare nel ciclo pittorico del “dietro le quinte”, in uno stato meditativo o contemplativo, stato a volte faticoso alla ricerca della concentrazione, a volte di isolamento silenzioso nonostante la vicinanza fisica. Questo è un particolare che ho potuto osservare stando dietro le quinte. Allora, come dare forma a un’intimità discreta e profonda? A un momento intimo e misterioso? Come si fa a dare un cuore a qualcuno intrappolato in una misura? Sto cercando ancora di capirlo, sicuramente rappresentando se stessi con maggiore forza, dando a quei volti espressioni e occhi che suscitino empatia e riflessione.
A quali iniziative stai lavorando?
«La settimana prossima esporrò a Latina, nel foyer della 27ª Edizione dell’International Circus Festival of Italy, un ciclo pittorico dedicato ai protagonisti della fiera: “A metà strada: cibo, souvenir e spettacoli il Giorno del Circo”. Il progetto è patrocinato dalla Delegazione FAI di Latina e dal Gruppo FAI di Sezze. Per la poesia, i primi di dicembre, sarò in Sicilia, ad Augusta, per il XVIII Concorso Internazionale di Poesia Inedita e Testi di Canzoni “Il Federiciano”, premio indetto dall’Aletti Editore, nei panni di uno dei presidenti di giuria».
Per approfondire il mondo di Silvio Sangiorgi visionare il sito: https://silviosangiorgi.com/
Foto principale: C.P. Arcaini
