Sul podio delle inesauribili interrogazioni umane troviamo quella che indaga il complesso rapporto tra il bene e il male. Questa antinomia secolare rappresenta la regina di ogni impianto disciplinare e regolamentare che rende possibile una vita sociale. Non è che il più grande oggetto di discussione giuridica. La tematica più inflazionata dalla filosofia, dall’etica e dalla morale. Il metro di misura utilizzato nelle prime fasi educative prescolastiche. Un distinguo che introduce l’uomo nella capacità riflessiva di provare empatia e sentimenti di rispetto verso l’altro.
Ma come comprendere l’abisso che si staglia tra il bene e il male? È possibile definire in modo inconfutabile e oggettivo le varianti che fuoriescono da queste due sfere poste agli antipodi? Chi meglio di un esperto filosofo come Umberto Galimberti potrebbe fornire risposte profonde ed esaurienti a domande oggi improrogabili? Quelle del bene e del male sono forze condizionate da culture e tradizioni. Eppure deve poter esistere un codice per poterne formare un contorno, una via comune di intendimento emotivo, una percezione intuitiva – come direbbe Kant – da cui discernere ciò che è compatibile alla felicità, e quindi al bene, da ciò che invece corrompe, falsifica, danneggia.
A tale proposito, la voce di Galimberti si alza virtuosa per dare l’ennesima testimonianza di quanto sia urgente trattare un tema così rilevante da molteplici punti di vista. Non si può reiterare l’indifferenza che spesso le nuove generazioni provano di fronte alle emozioni. L’incapacità di porsi in relazione con gli altri e di identificare in essi le medesime caratteristiche emotive sfiora la frattura di una stabilità comunicativa e sentimentale.
Galimberti sferra un’amara critica alla contemporanea modalità dello stare insieme, nell’abitudine di instaurare rapporti superficiali, sconnessi da ogni tipo di complicità e di immedesimazione. In parallelo, promuove una strategia educativa di recupero e annuncia, con speranza non utopistica, una possibilità di risollevare l’umano e riagganciarlo al piano sensibile a cui deve continuare ad appartenere per conservarsi una piccola fetta di felicità.
La data milanese da non perdere è quella riservata al Teatro Arcimboldi di Milano, prevista per lunedì 13 aprile alle ore 21.


Lascia un commento su questo articolo