Marco Pessina, atleta di Peschiera Borromeo, sa che quando il corpo inizia a cedere è nella mente che bisogna cercare le risorse per ripartire.
Abbiamo già incontrato Marco dopo le sue imprese e quello che abbiamo percepito è la grande forza di volontà di questo atleta, non più ragazzino.
Leggendo il suo blog si può evincere che non si limita solo a correre ma cerca nel suo “io” una risposta a mille domande. Lui stesso dice: «C’è un momento preciso, in una gara di cento chilometri o durante un allenamento infinito sotto l’acqua, in cui la corsa smette di essere una questione di gambe e diventa un negoziato politico con la tua mente».
L’ultima sua impresa ce l’ha raccontata di persona ed è una gara a tappe con la presenza di tanti ostacoli da superare: la Trifecta, ovvero una gara che si sviluppa in due giorni consecutivi su tre tappe con distanze decrescenti con oltre 37 chilometri totali, 1.300 metri di dislivello e ben 75 ostacoli da superare con un terreno tecnico, secco e spietato.
L’appuntamento si è tenuto il 3 e il 4 Ottobre a Saint-Raphaël – in Costa Azzurra tra il blu del Mar Mediterraneo e le caratteristiche rocce rosse del Massiccio dell’Estérel – dove Marco era accompagnato dall’amico Luca, il fedele supporto in grado di garantire, vicendevolmente, uno scambio di forza e di coraggio.
La sfida è iniziata sabato mattina con la gara più dura e lunga: la Beast (21 km, 700 m di dislivello e 30 ostacoli). Tra salite ripidissime, e trasporti pesanti; sospensioni su muri e corde che mettono a dura prova la presa; corse sulla sabbia e sulla scogliera; passaggi e ostacoli nel mare. L’Ésterel non ha concesso sconti. Come ci racconta Marco, è qui che si è presentato il primo grande imprevisto: a metà percorso Luca ha subito un infortunio. In quel momento la sua priorità è cambiata, trasformando la gara in una prova di pura resistenza. In maniera eroica Luca ha stretto i denti ed è riuscito non solo a concludere la Beast, ma a rimanere in corsa per l’intero weekend.
La soddisfazione più grande di Marco è stata quella di chiudere una prova così massacrante al secondo posto assoluto nella sua categoria Open (50-55 anni) su 36 partecipanti.
Poco tempo per recuperare e domenica subito ai nastri di partenza per la Super (10 km, 350 m di dislivello, 25 ostacoli) con le gambe imballate e i normali dolori post-gara. Per Luca, poi, ancora il proprio infortunio da gestire.
Marco ci racconta come, per chi corre, 10 km non siano poi così tanti ma, in questo contesto, tagli, botte, escoriazioni e contusioni non sono un’eccezione bensì la norma. Scontrarsi contro un ostacolo in legno piuttosto che afferrare una corda con le mani sbucciate o scivolare sulle pietre, porta inevitabilmente il corpo a rallentare. Ma si accetta il dolore e si cerca di andare avanti perché, in fondo, la filosofia degli Spartani si basa proprio su questi valori.
A chiudere il cerchio poi, nel primo pomeriggio di domenica, la Sprint (6,7 km, 250 m di dislivello e 20 ostacoli): una prova di resistenza nervosa gestita attingendo alle ultime energie rimaste.
Con fierezza ed emozione Marco confessa: «Siamo tornati a casa acciaccati, zoppicanti, pieni di lividi e con i segni evidenti di due giorni intensi, ma con la grandissima soddisfazione di aver accettato una grande sfida e di averla portata a termine nonostante le difficoltà».
Per uno Spartan Racer correre è un banco di prova in cui forza fisica e resilienza mentale si fondono. Nei momenti critici è la mente a guidarti: la lucidità nel focalizzarti sull’obiettivo, la forza di ignorare la stanchezza e una dose di sana irrazionalità sono gli elementi segreti che trasformano un’impresa impossibile in realtà. Come scritto sul sito ufficiale delle Spartan Race:
Completare una Spartan Race è un’esperienza che ti tempra, preparandoti alle sfide della vita.
Complimenti quindi a Marco Pessina e a Luca!
