C’è una poltrona, un letto sempre pronto, un tavolino ingombro di pozioni e ferri medicali. E un uomo che in quello spazio asettico ha costruito la sua prigione. Argan, il malato immaginario di Molière, non soffre di malattie del corpo: soffre di un’incapacità genetica a vivere, a decidere, a uscire dal perimetro rassicurante della sua nevrosi. Il Teatro della Quattordicesima porta in scena il 14 aprile 2026 (ore 20:30) questa commedia senza tempo con una messa in scena che punta sulla sobrietà per dire tutto.
La regia di Maria Grazia Bettini sceglie l’essenziale: la stanza spoglia non è solo fondale, è metafora della solitudine borghese, della depressione mascherata da ipocondria. Argan – interpretato da Adolfo Vaini – trascorre le giornate tra clisteri e salassi, sotto la cuffia candida e nella vestaglia stropicciata, le calze molli sui piedi ciabattanti. Un ritratto feroce e tenerissimo insieme, quello del benestante che ha fatto della malattia il suo unico linguaggio con il mondo.
Accanto a lui campeggia Tonina, cameriera onnipresente che il padrone vive come un incubo, eppure è lei a tenere in piedi il mondo. Un contraltare perfetto, affidato a Francesca Campogalliani, che firma anche i costumi insieme a Diego Fusari. Il cast è numeroso e variegato: con loro Loredana Sartorello, Margherita Governi, Sofia Laratta, Michele Romualdi, Davide Cantarelli, Giovanni Rodelli, Marco Federici e altri ancora.
Le musiche originali sono di Nicola Martinelli, le luci di Massimiliano Fiordaliso, la coreografia di Selene Gola. Uno spettacolo che dimostra come Molière, a distanza di secoli, sappia ancora raccontarci meglio di chiunque altro. Biglietto unico a 15 euro.


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