Sin dalla nostra infanzia i sogni hanno colorato le nostre notti. Sogni allegri, giocosi, in cui alzando un piede iniziavamo a volare o incontravamo, in regni utopici, animali e creature fantasiose. Ma anche sogni carichi di azione, di inseguimenti e terribili incubi dai quali ci svegliavamo sudati e con il cuore a mille.
La ragione per cui si sogna non è certa. Vi sono studi scientifici che avanzano curiose teorie. Spesso si parla dei sogni come di una rielaborazione emotiva degli eventi della giornata in cui si possono riflettere preoccupazioni e gli episodi che ci hanno particolarmente scosso. Altri studi ipotizzano che possano essere legati alla teoria evoluzionistica: i sogni sarebbero simulazioni di scenari di minaccia per apprendere nuove strategie di sopravvivenza. Tale ipotesi viene avvalorata dalla frequenza di sogni ambientati in situazioni di pericolo.
Durante il sogno, inoltre, avviene un consolidamento della memoria: il cervello sembra riorganizzare le informazioni acquisite nel corso della giornata. Ecco perché spesso si dice che, dopo una giornata intensa di studio, sia necessario dormire almeno otto ore per potersi svegliare riposati e con le nozioni apprese in modo ben catalogato.
Quali sono le fasi del sonno? Quando ci corichiamo e intraprendiamo i primi passi verso il sonno entriamo nelle fasi NREM1 e NREM2, caratterizzate da sonno leggero: il corpo rallenta, il battito si stabilizza e ci prepariamo al riposo profondo. Segue la fase di sonno profondo – o NREM3 – in cui avviene il vero recupero fisico: i tessuti si rigenerano, il sistema immunitario si rafforza e si consolidano alcuni tipi di memoria, come quella procedurale, per esempio quella utilizzata nell’imparare a suonare uno strumento.
La fase del sogno è quella REM – “Rapid Eye Movement” – ed è caratterizzata da un’attività cerebrale simile a quella della veglia. Qui le emozioni vengono elaborate e il cervello organizza le informazioni recepite durante la giornata. Una è essenziale per la memoria a lungo termine e per la regolazione emotiva.
Ridurre il tempo di sonno può interferire con queste funzioni essenziali, che avvengono soprattutto nelle fasi più profonde, e può arrecare gravi conseguenze alla nostra salute. Chi soffre di insonnia non solo fatica ad addormentarsi, ma rimane più a lungo nelle fasi leggere, impedendo che questi processi vengano attuati correttamente. Il sonno è per l’uomo di fondamentale importanza; il sogno è ciò che contribuisce a renderci esseri umani.
Anche i social media hanno un ruolo significativo nel sogno. La Flinders University of Australia ha condotto una ricerca pionieristica proprio su questo legame. Lo studio non si limita ad associare la qualità del sonno alla quantità di utilizzo dei social, ma analizza come l’esperienza digitale si riversi nei sogni stessi e come influisca su di essi.
I ricercatori hanno sviluppato una scala chiamata Social Media Nightmare Related Scale (SMNS), con l’obiettivo di misurare i sogni spiacevoli e la loro correlazione a vissuti derivati da esperienze online. Dai risultati emerge che più intensa è l’attività sui social più frequentemente essa tende a ripresentarsi nei sogni. Ciò può far scaturire un maggiore stato di ansia e una peggiore qualità del sonno, che risulta più leggero e frammentato, favorendo l’insonnia e un’alterazione delle funzioni primarie tra cui la regolazione emotiva e il consolidamento della memoria. La fase onirica notturna diventa così il palcoscenico dei social media e delle interazioni che avvengono al loro interno.
L’effetto dell’utilizzo dei social media sul subconscio è rilevante: nella fase REM, come abbiamo detto precedentemente, l’attività emotiva è alta, il filtro razionale è basso e le memorie recenti sono particolarmente attive. Le paure legate al mondo interconnesso si riversano necessariamente nello spazio del sogno.
I social non uccidono i sogni solo perché ne diminuiscono la frequenza. Li uccidono perché li sovraccaricano, li impoveriscono di spazio mentale. Saturando il subconscio, trasformano la fase onirica notturna – dedicata ad attività essenziali per il nostro organismo – in un’estensione della vita digitale.
C. D’Odorico e I. Padovani
Foto: immagine Gemini


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