Per la prima volta nella storia delle qualificazioni mondiali, il servizio di audiodescrizione immersiva “Connect Me Too” non sarà riservato solo ai tifosi presenti sugli spalti. Giovedì 26 marzo, allo stadio di Bergamo, l’Italia sfida l’Irlanda del Nord nei play-off per il Mondiale 2026 e fino a 500 persone con disabilità visiva potranno seguire la partita da casa, in tempo reale, attraverso un’app gratuita su smartphone.
Il sistema – sviluppato da CMT Translations e attivo in collaborazione con la FIGC dal 2022 – va ben oltre la semplice radiocronaca. Gli audiodescrittori raccontano il colore delle maglie, i movimenti in panchina, l’atmosfera delle gradinate: un flusso continuo di immagini tradotte in parole che, come sottolinea Edoardo Gargiullo, Responsabile Ufficio Licenze UEFA e Coordinatore DAO della FIGC, trasforma ogni partita in «un’esperienza realmente condivisa». Trasmesso senza delay via rete 5G e 4G, il servizio è accessibile scaricando l’app dal Play Store Android o dall’Apple Store e collegando le cuffie.
La novità di questa edizione è proprio l’apertura al pubblico da remoto. «Vogliamo stringerci maggiormente attorno alla nostra nazionale coinvolgendo anche le persone che non potranno essere allo stadio», spiega Gargiullo, ricordando che «la nostra vittoria più bella è quella scritta sul volto dei tifosi e dei loro cari». Un allargamento che Francesco Cusati, vicepresidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Milano, definisce «un traguardo straordinario»: finora l’esperienza era riservata a chi poteva essere fisicamente presente, mentre ora «raggiunge davvero i 360 gradi», perché – come ricorda Cusati – «gli audiodescrittori sono i nostri occhi».
A rendere tutto possibile è la tecnologia di CMT Translations, il cui responsabile di progetto Tony D’Angelo inquadra l’iniziativa in una visione più ampia: «Rendere il calcio più accessibile significa garantire a tutti la possibilità di vivere le emozioni della competizione, senza barriere». Un percorso che non si ferma al calcio: “Connect Me Too” è già stato adottato dal basket, dalla nazionale di rugby e da discipline invernali come pattinaggio e sci.
Lo sport, finalmente, parla a tutti.

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