28/03/2026
Peschiera Borromeo

Perfetti online, infelici dentro – articolo Liceo Primo Levi 1/6

Aprire Instagram per “soli cinque minuti” e chiudere l’app un’ora dopo, con una sensazione strana nello stomaco. È come se qualcuno ci ricordasse continuamente che non siamo abbastanza. Non abbastanza forti, non abbastanza belli, non abbastanza interessanti. Non abbastanza felici.

Sui social sembra che tutti abbiano una vita perfetta: corpi senza difetti, camere ordinate con le luci giuste, amici sempre sorridenti, fidanzati romantici, voti alti, vacanze incredibili. Una perfezione non solo esteriore, ma anche di vita. Nessuno litiga mai, nessuno piange, nessuno resta a casa il sabato sera senza sapere cosa fare.

Qual è il problema? Sappiamo che quelle immagini sono filtrate, scelte, ritoccate, eppure una parte di noi continua a confrontarsi con esse. Guardiamo il nostro riflesso nello specchio e vediamo solo quello che manca. Guardiamo la nostra giornata normale e la sentiamo improvvisamente sbagliata. È come se la vita reale perdesse valore perché non è “instagrammabile”.

Tutto ciò porta a conseguenze che forse non si vedono subito, ma si avvertono. Ansia, insicurezza, paura di non essere all’altezza. Ragazze che iniziano diete estreme per assomigliare a un corpo che magari nemmeno esiste davvero. Ragazzi che si sentono falliti perché non hanno successo o soldi a soli sedici anni.

La cosa più assurda è che mentre cerchiamo di sembrare perfetti, diventiamo sempre più fragili. Perché la perfezione online è una gara infinita: ci sarà sempre qualcuno più bello, più ricco, più popolare. Forse dovremmo iniziare a mostrare anche le imperfezioni, le giornate storte, i brufoli, le lacrime. Non per fare pena, ma per essere veri.

In un’epoca della performance continua c’è bisogno di raccontare la fallibilità. Non si deve essere perfetti come si cerca di far credere. Perché sbagliare è umano e giusto.

A. De Ambroggi e A. Lasca

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