Uno dei più controversi esempi del “colonialismo culturale anglosassone” in Italia è la festa di Halloween. Semisconosciuta fino a 30 anni fa questa ricorrenza ha preso piede anche nel Bel Paese per la gioia delle generazioni più giovani e l’indignazione di quelle più “mature”.
In Inghilterra questo dilemma non si pone; nel paese Halloween è una ricorrenza radicata nella storia senza limiti generazionali. Le modalità con cui si dispiegano i preparativi ricalcano quasi alla lettera la procedura che si segue poi per Natale. De facto è come se Halloween fosse essa stessa una specie di prova generale per il 24/25 Dicembre.
Si comincia con le decorazioni nei negozi e nei supermercati dove gli scaffali vengono avvolti da finte ragnatele. Si continua poi con le case addobbate con figure a tema, addirittura non è raro vedere giardini trasformati in cimiteri stile film horror.
Così come per il Natale i principali beneficiari di questa ricorrenza sono i più piccoli. Oltre a poter bussare alle porte delle case per chiedere dolci, i bambini hanno la possibilità di partecipare a diverse feste a tema. Se ne organizzano ovunque; nei centri ricreativi così come nei centri sportivi dove i bambini frequentano corsi di calcio e rugby. Inoltre questa ricorrenza permette ai più piccoli di andare in giro in maschera, una vera occasione considerato che in Inghilterra non esiste il Carnevale (c’è Notting Hill, ma quella è un’altra storia).
Non è che vada sempre tutto bene ad Halloween. La festa è spesso il pretesto per atti vandalici da parte di gruppi di ragazzini che lanciano uova contro porte e finestre delle case (è successo anche a me). Malgrado questi inconvenienti in questa zona dello Yorkshire i festeggiamenti sono sempre proceduti senza problemi.
Ancora poche ore e si vedrà se anche questo anno la tradizione sarà rispettata. Rigorosamente senza distinzioni generazionali.


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